“Il biogas in Italia deve ripartire da una completa attuazione del DM biometano”. Le strategie per lo sviluppo del settore e le politiche più urgenti secondo Christian Curlisi, Direttore del CIB – Consorzio Italiano Biogas.

Cos’è il biogas: ambiente e circular economy

“Il biogas agricolo si ottiene dalla fermentazione di reflui zootecnici, scarti delle lavorazioni agricole, sottoprodotti e biomasse in un digestore anaerobico, ovvero un ambiente in assenza di ossigeno. Questo gas è composto per il 50-60% da metano; se avviato a un cogeneratore ad alta efficienza, produce energia elettrica rinnovabile e calore; se invece si associa a un impianto di purificazione e separazione (upgrading), produce biometano”.

Un impianto biogas integrato in un’azienda agricola consente quindi una gestione sostenibile degli scarti, favorendone un utilizzo in filiera corta. Si crea così una vera economia circolare agricola.

“Inoltre uno degli output della produzione di biogas è il digestato, ovvero il materiale organico residuale dalla fermentazione delle matrici immesse nell’impianto. È un fertilizzante naturale, ricco di sostanza organica e nutrienti che viene restituito al campo, chiudendo il ciclo del carbonio con il suo recupero. Gli aspetti ambientali positivi sono una maggior resilienza del suolo e una sua maggiore fertilità”.

La produzione di biogas in Italia

Con 1654 impianti, l’Italia è il secondo Paese europeo per produzione di biogas agricolo dopo la Germania. Gli impianti italiani sono diffusi soprattutto lungo la dorsale del Po (Piemonte, Lombardia, Veneto), dove è maggiormente sviluppata la zootecnia e producono prevalentemente energia elettrica.

“Complessivamente in Italia abbiamo una potenza installata di 998 MW e una produzione di energia elettrica annua di 7 TWh. In un tempo relativamente breve inoltre potrebbero essere avviati i cantieri di una ventina di impianti biometano per produzione di bioGNL, già autorizzati o in attesa di autorizzazione”.

Cifre che possono e devono crescere ulteriormente, ma che già dimostrano come l’agricoltura sia un importante driver di decarbonizzazione.

“Sia a livello italiano che europeo, auspichiamo che questo sia sempre più riconosciuto. Le politiche, sia in ambito energetico che climatico, non possono non tener conto del contributo del settore primario; oltre alla produzione di energia rinnovabile, l’agricoltura è infatti in grado di sequestrare carbonio dall’atmosfera attraverso la fotosintesi e ricarbonizzare il suolo grazie al digestato”.

Strategie per il biogas in Italia – 1: il DM biometano

“L’obiettivo generale del Consorzio Italiano Biogas è quello di promuovere lo sviluppo del settore e garantire la continuità produttiva agli impianti biogas che arriveranno a breve a fine incentivo. Per raggiungerlo ci siamo posti dei sotto obiettivi, primo tra tutti è quello di dare piena attuazione alle misure già previste dalla normativa vigente”.

Il riferimento è al DM biometano del 2 marzo 2018 che prevede incentivi per sviluppare impianti biogas destinati alla produzione di biometano. La direzione è buona, perché fa leva sull'expertise italiana della raffinazione del metano e sulla presenza di un'infrastruttura gas già diffusa. Ad oggi però il potenziale di mercato è pressoché inespresso per via di alcuni aspetti burocratici e ostacoli attuativi alla norma.

“A distanza di 2 anni, auspichiamo la piena attuazione del DM biometano. Per questo abbiamo aperto un dialogo propositivo con le strutture ministeriali di riferimento. Un decreto pienamente operativo farebbe avviare la riconversione del parco impianti esistente permettendo alle nostre aziende di contribuire alla decarbonizzazione del settore dei trasporti; nonché alla sicurezza energetica garantita da una fonte rinnovabile e 100% made in Italy. Attrarremmo inoltre nuovi investimenti in un settore che in Italia, entro il 2030, potrebbe raggiungere un potenziale di circa 8 miliardi di m3 di gas rinnovabile”.

Strategie per il biogas in Italia – 2: la produzione elettrica

Non tutti gli impianti esistenti però, per via della distanza dalla rete gas o per caratteristiche intrinseche, possono essere riconvertiti a biometano. Per questi, il Consorzio Italiano Biogas persegue nel medio periodo l’obiettivo di favorire la prosecuzione della cogenerazione di elettricità.

“Faremo leva su una delle caratteristiche che distingue il biogas dalle altre fonti rinnovabili: la programmabilità, cioè è attivabile quando serve. La produzione da biogas, infatti, può essere di servizio alla stabilità della rete elettrica nelle ore in cui non è possibile produrre con fotovoltaico ed eolico”.

Nella Finanziaria di quest’anno è stata approvata una misura che apre alla possibilità per gli impianti che quest’anno arriveranno a fine incentivo di ottimizzare la propria produzione rendendola programmabile. Ma si può fare di più.

“Parallelamente all’attuazione del DM biometano, auspichiamo l’emanazione del FER 2 che preveda due contingenti. Uno specifico per gli impianti biogas esistenti, perché modifichino il loro assetto diventando fonti energetiche programmabili per il bilanciamento della rete elettrica; e uno per la costruzione di nuovi impianti biogas per le aziende zootecniche”.

Le policies prioritarie per il biogas in Italia e in Europa

Il settore, sia a livello nazionale che europeo, ha bisogno in primis di chiarezza e certezza normativa. Senza di essa, le aziende agricole non possono fare nuovi investimenti.

“Il caso del DM biometano è emblematico: gli imprenditori aspettano ancora regole chiare e, se qualcuno avesse investito da subito, ora sarebbe in difficoltà. Avrebbe aspettato mesi per l’autorizzazione; avrebbe avuto il cantiere aperto per 1 anno; e adesso si troverebbe sia con i tempi dilatati, sia con il rischio di vedere modificate quelle stesse regole che lo avevano spinto all’investimento. Non è un caso che, se in passato una buona norma ha fatto sorgere in Italia oltre 1600 impianti, questo nuovo DM invece ha prodotto finora un solo nuovo impianto che immette gas in rete”.

Non dobbiamo inoltre correre il rischio che la crisi economica vada ad arrestare il percorso avviato, in quanto è elemento necessario anche a combattere la crisi climatica. In questo senso il Green Deal europeo deve trovare piena attuazione a tutti i livelli.

“In Europa occorre implementare misure che potenzino il ruolo del gas rinnovabile nella transizione energetica, favorendo l’utilizzo delle infrastrutture esistenti. Chiarezza e sburocratizzazione potrebbero attivare nel nostro settore, in Italia, 12 miliardi di € di investimenti diretti e 45.000 nuovi posti di lavoro stabili entro il 2030”.

Biometano per la mobilità: l’impegno del Consorzio Italiano Biogas

Un altro fronte del CIB è fare da connettore tra domanda e offerta di biometano, coinvolgendo l'intera filiera da produttore a utente finale.

“Abbiamo per esempio facilitato la stipulazione di un contratto per la vendita di bioGNL tra un nostro socio agricoltore proprietario di un impianto in fase di ultimazione e un gruppo di autotrasporti attento alla logistica sostenibile. Abbiamo però uno sguardo anche verso il futuro; oltre ad auspicare una piena decarbonizzazione del settore dei trasporti, per una decarbonizzazione di tutti i settori è per noi fondamentale che venga ampliato il ventaglio delle destinazioni d’uso del gas rinnovabile. Questo consentirebbe un ulteriore sviluppo del mercato, a cui deve esser consentita la flessibilità di destinare il proprio biogas ai vari settori; per la cogenerazione on site di energia elettrica; o biometano per i trasporti; o per i consumi finali, cioè per l’immissione in rete per il riscaldamento o per le industrie energivore dipendenti oggi dal metano fossile”.

Oggi, per avviare nell’immediato il cammino verso una mobilità sempre più sostenibile, è centrale il concetto di neutralità tecnologica; sono da accettare tutte le tecnologie che portano ad un miglioramento rispetto alle condizioni attuali. Nel trasporto pesante e navale, difficilmente elettrificabile, il biometano su tutte.

“Consideriamo che, per ogni impianto di biometano da 1 MW (equivalente) che non viene costruito, continuano a viaggiare 60 camion a gasolio. Quindi o capiamo che tutti devono contribuire a invertire la rotta, o si continuerà a spendere tempo inutile a parlare di una decarbonizzazione che non arriverà mai”.