Simili vantaggi ambientali ma con una fruibilità molto più elevata: in una frase, ecco il confronto tra un’auto a gas naturale e una elettrica. E' il motivo per cui Snam con Snam4Mobility ha deciso di puntare forte sul metano per l’autotrazione.

“Con circa 100 milioni di € di investimento al 2023, vogliamo incrementare sensibilmente le infrastrutture per la distribuzione di CNG (gas naturale compresso) e LNG (gas naturale liquefatto) sul territorio nazionale”.

spiega Andrea Ricci, Senior Vice President di Snam4Mobility nonché membro del Consiglio di Amministrazione di NGV Italy. A ciò si affiancano 250 milioni di investimenti sul biometano, che può avere “un impatto pari o migliore all’elettrico 100% rinnovabile”, spiega Ricci.

Il piano per la sostenibilità di Snam4Mobility

L’Italia è il primo mercato europeo per consumo di metano per autotrazione, con oltre 1 milione di veicoli in circolazione e circa 1.400 distributori. Le potenzialità del mercato sono però in gran parte ancora inespresse.

“Per favorirne lo sviluppo c’è bisogno di infrastrutture: Snam4Mobility ha in piano la realizzazione e il potenziamento complessivamente di 150 stazioni di rifornimento entro il 2023, 100 delle quali già in pipeline. Riteniamo che il gas naturale sia una risorsa fondamentale per raggiungere risultati ancora più importanti nella corsa alla decarbonizzazione del pianeta. E, dopo i gas fossili, ancora più promettente è il biometano che, con gli opportuni incentivi, potrebbe portare benefici ambientali addirittura migliori della tecnologia elettrica per la mobilità”.

Gas naturale: energia pulita senza cali di prestazioni

Le potenzialità del gas naturale le dicono i numeri.

“Rispetto agli altri combustibili fossili, il gas naturale – a sostanziale parità di prestazioni – minimizza le emissioni di polveri sottili e non genera idrocarburi incombusti. Contiene poi un’alta percentuale di idrogeno, che di base abbatte le emissioni di Co2 dal 23 al 28% rispetto a un motore a benzina. Se poi ibridizzo il veicolo, si arriva al 40% di Co2 in meno”.

Senza dimenticare la possibilità di retrofit, ovvero trasformare un’auto a benzina o diesel in una a gas naturale.

“È una soluzione rapida per incrementare il numero di veicoli ecologici utilizzando mezzi già circolanti, ottimo se consideriamo che il processo di produzione di nuove auto ha un impatto sull’ambiente in termini di emissioni”.

Il biometano: meglio dell’elettrico?

Il discorso cambia, e ancora in meglio, se parliamo di biometano.

“Si tratta di una fonte di energia rinnovabile (perché prodotta da biomasse agricole, agro-industriali e rifiuti urbani organici) e sostenibile, perché può ridurre in modo significativo anche le emissioni di gas serra del settore agricolo” spiega Andrea Ricci. “Il suo utilizzo nell’automotive è estremamente competitivo, se pensiamo che già un veicolo a gas fossile di terza generazione ibridizzato avrebbe emissioni simili a veicoli elettrici alimentati con il Mix UE di produzione. Considerando solo il ciclo di vita del veicolo – tralasciando lo smaltimento delle batterie delle auto elettriche – il biometano ha benefici ambientali pari o superiori a quelli dell’elettrico prodotto e alimentato al 100% da energie rinnovabili”.

Nel settore del trasporto pesante poi è l’unica soluzione praticabile in termini di ecosostenibilità. “In questo ambito il gas naturale e il biometano garantiscono prestazioni e autonomia irraggiungibili dalle attuali tecnologie elettriche”.

Mobilità a gas naturale: cosa manca per far decollare il mercato

Il settore ha un altissimo potenziale di crescita, che potrebbe realizzarsi grazie a un adeguamento delle regolamentazioni.

“Le regole UE nel calcolare le emissioni tengono conto solo dello scarico dei veicoli e non di tutto il ciclo di vita; e il biometano è ancora equiparato al gas naturale di origine fossile, anche se ha un impatto sull’ambiente potenzialmente migliore delle elettriche rinnovabili”.

segnala Ricci. Situazione simile anche nel panorama italiano.

“Attualmente il decreto biometano rende conveniente produrre biometano solo dai rifiuti organici e non dai residui agricoli. Questi ultimi però rappresenterebbero una fetta importante della produzione e permetterebbero di rimettere a coltura dei terreni incolti, trattenendo così a terra maggiori quantità di carbonio”.

Gli impianti di biogas in Italia sono circa 1.800, in Germania quasi 10mila.

“Ora servono a produrre elettricità, ma in futuro potranno immettere gas verde direttamente nella rete nazionale. Il potenziale entro il 2030 è di avere almeno il 25% dei consumi veicolari stradali a biometano, ovvero mossi da energia 100% rinnovabile”.